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Una nuova intervista e qualche news.
Ciao a tutti.
Ormai facciamo update un po’ troppo sparuti, ma sempre significativi.
Fresca fresca, è arrivata un’intervista che abbiamo rilasciato per LoveAndSound, che potete leggere qui.
Poi abbiamo tante nuove date, che potete vedere qui, nella sezione “Shows”, comunque vi informiamo che stiamo definendo gli ultimi dettagli per il nostro tour nel Sud Italia, che prenderà luogo a fine aprile e ci porterà in Puglia, Campania e Sicilia.
Poi sapete che il nostro split “Everyday is a d-day” coi Verily So è sempre in download gratuito su www.stoprecords.it, insieme a tanti altri dischi, tra cui il nuovo degli Shelly Johnson Broke My Heart, “We own the afternoon”, scaricatelo che è davvero bellone.
E’ tutto.
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Bravi amici, brava gente, grandi tecnici.
… . @Rusticana
+ Gazebo Penguins
+ John Colombia
Posted on February 25, 2012 via no i lantern with 2 notes
Source: noilantern
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Qualche aggiornamento.
E’ un po’ che non scriviamo qui, quindi diciamo due o tre robette.
“Everyday is like a D-Day”, il nostro split con gli amici cecinesi Verily So è uscito anche in download gratuito sul sito della Stop! Records, completo di artwork e tutte quante e’ cose, quindi dovreste scaricarlo prima di tutto perchè è gratis, e secondariamente perchè è anche bello.
Sul web è già uscita qualche recensione positiva, sempre che vogliate fidarvi.
Poi vi invitiamo come sempre a seguire la nostra sezione “Shows” per rimanere sempre aggiornati sulle nostre date future, tante ne abbiamo in calendario e altre sono in via di definizione, e parliamo del Sud Italia e anche di qualche festival estivo, quindi state accuorti.
Per il resto di salute stiamo benino.
Abbraccioni
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“Everyday is a D-Day” out today!
Ciao belli, la nostra ultima fatica, ossia lo spilt con gli amicissimi Verily So, intitolato “Everyday is a D-Day”, esce oggi in streaming integrale e gratuito su Rockit!
Registrato in 3 giorni agli Stop Studios (sempre quelli) di Rimini, e prodotto da Andrea Muccioli e Ivan Tonelli della Stop! Records, uscirà anche l’8 febbraio in download gratuito (con artwork incluso) dal sito dell’etichetta (www.stoprecords.it), e ne stamperemo anche alcune copie fisiche che potrete acquistare ai nostri concerti oppure dal nostro store.
La neve porta consiglio.
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Nuova recensione di pacca, grazie Impatto Sonoro
The Epic Epitaph Of Our Ephemeral Epileptic Epoch è il nuovo delirio sonoro dei Girless And The Oprhan. Un piccolo ma succoso ep che si divide tra sonorità folk melodiche e ferite all’arma bianca in pieno stile punk.
Dopo il malinconico Ep dal titolo “Same Names For Different Girls”, il duo romagnolo da vita ad un altro extended play per consacrarsi ulteriormente in questo anomalo duemilaeundici. Quattro pezzi che abbandonano una certa malinconia del precedente lavoro per diventare più diretti e “multicolore”. London è uno schiaffo in faccia in pieno stile country-noise. This Parking Lot è una speranzosa hit che compete con quelle presenti nei lavori precedenti. Dura Lex Sed Luthor sfocia tra il pop\folk più orecchiabile senza perdere però la propria identità. Infine, (pro)Creating Your Career ritorna in territori più folk-noise. I Girless And The Orphan continuano a giocare facendosi contaminare e contaminando tutto ciò che toccano. Lo fanno con una maturazione sempre più crescente senza però perdere in efficacia del prodotto musicale. Molto curati i testi in inglese che vi faranno cercare le “lyrics” sparse per il web per fare sempre più vostre queste quattro canzoni. In Italia abbiamo assistito, tra ep e full, alla nascita di una nuova ondata di gruppi tra cui mi verrebbe da citare Verily So e L’Orso oltre ai nostri Girless And The Oprhan, ecc. Se questo è il futuro che attende la musica indipendente italiana, non possiamo far altro che aspettare questi gruppi alla porta con il sorriso in faccia.
The Epic Epitaph Of Our Ephemeral Epileptic Epoch è la prova del nove per i Girless And The Orphan. I ragazzi ora sono grandi e hanno superato la maturità. Mentre continuano a produrre nuovo materiale, noi continuiamo a seguirli lungo la loro strada. This is not your love, but mine. (Fabio La Donna)
Potete leggervi tutto qui.
Ah, e la stessa webzine ci ha anche intervistato. Potete leggere quelle poche cose che abbiamo da dire qui.
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Storditi da Stordisco Webzine.
Mi è spesso capitato di avere il sospetto che alcuni generi musicali fossero inventati di sana pianta da alcuni giornalisti incauti e privi di una chiara idea sull’etichetta giusta da applicare su un qualche prodotto a loro sottoposto. Altre volte invece, pur consapevole dell’esistenza edella validità storica, restavo comunque perplessa di fronte ad alcune definizioni. Country punk è una di queste. Mi ha sempre suggerito la malsana immagine di Johnny Rotten su un cavallo imbizzarrito nei campi del Tennesee: un’esplosione di libertà – uno dei più evidenti punti in comune tra due tradizioni soloapparentemente distanti.I Girless & The Orphan sottolineano questi legami con un EP dal titolo ironico – “the Epic Epitaph Of Our Ephemeral Epileptic Epoch” – uscito a pochi mesi dal precedente lavoro, “Some names for different girls”, a dimostrare l’urgenza di una comunicazione immediata. Un epitaffio, sì, che ha a che fare quindi con una certa carica nichilista, ma stemperata dalla spensieratezza perdigiorno del folk senza che questo comporti una perdita di potenza. Quattro tracce che non attingono tanto da quello che fu in effetti definito cowpunk – gruppi come Beat Farmers o Meat Puppets – ma che scavano fino alle origini del fatidico intreccio, scarnificando la propria musica per raggiungere l’essenziale. Lo sguardo è rivolto a Woody Gutrhie, idolo di Joe Strummer; allo stesso Strummer che duetta con Johnny Cash o Billy Bragg, o ai suoi primissimi 101’ers.A queste istanze fondamentali, si intrecciano influenze più recenti. “Dura lex sed Luthor” risente della ruvida dolcezza di Wilco. “London”, la cui impietosa sessione ritmica evoca gli scontri della capitale messa a ferro e fuoco dall’ondata punk, ricorda la travolgente “Punk rock parranda”dei Gogol Bordello. L’apporto dei fiati conferisce a “This parking lot” un’inaspettata eleganza, che contrasta con la spontanea semplicità della finale “(pro)creating your career”. I testi raccontano sentimenti feriti e delusioni, ripiegando su una dimensione intima che quasi stupisce. O forse no, se la musica suggerisce il ritorno all’essenza. In sostanza, un EP sostanziale e sostanzioso - i Girless & the Orphan mi perdonino il gioco di parole che potrei sostituire con l’unico aggettivo utile a definire questo disco: semplicemente delizioso. (Roberta D’Orazio)Che legna, proprio qui. -
E’ nostra la nona canzone migliore dell’anno, secondo Rockit.
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Una recensione 2.0 di Music Reviews 2.0
Il pop folk dei Girless & The Orphans colpisce subito per la sua freschezza. Loro sono un duo indefinito, che chiameremo Girless, voce, chitarra e basso, e The Orphans, chitarra, coadiuvati da Andrea Muccioli alla batteria e Ivan Tonelli al basso e varie.
La radici musicali a cui guardano si chiamano Rural Alberta Advantage ma anche in un certo senso ai Pogues e a tutto quel folk nordico ballabile ed in bilico tra la festa paesana e la protesta politica.I 5 pezzi che costituiscono “Same name for different girls” creano a pieno titolo un album e non solamente un EP. Il loro primo lavoro (etichetta Stop!Records ) quindi prende una direzione molto più matura se vista sotto questa ottica.
Ma la maturità la si intende subito negli arrangiamenti perfetti, nei testi incisivi e nel cantato impeccabile. La scelta di strumentazioni particolari, inoltre, dà quel valore aggiunto che arricchisce in maniera sostanziosa il lavoro.L’utilizzo della lingua inglese è obbligato per un genere troppo distante dalla musica italiana. Evitano, in questo modo, imbarazzanti forzature che già qualcuno cercò in sonorità simili (penso ai Modena City Ramblers).
“Same names for different girls” è un lavoro molto interessante. Le fondamenta per creare una lunga avventura ci sono tutte, basta mantenerle, cercando di non rimanere fermi alle stesse sonorità.
(Vittorio Fazio)
Grazie, ma quella S alla fine del nome…
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Una nostra canzone è fra le 64 più belle dell’anno secondo Rockit. Facciamola andare ancora più in alto.
Nel consueto concorso di Rockit sulle migliori canzoni dell’anno solare quest’anno ci siamo anche noi. “Wings behind our backs” è la canzone scelta. E già questo per noi è un bel premio.
Ma se volete provare a farla entrare tra le prime 32 andate a questo link e votate la nostra canzone (in gara contro gli Ex Otago -sic- al primo turno). Contiamo su di voi.
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Intervistati da Radio Cage.
Simone Stefanini ci ha intervistato all’interno della sua rubrica su Radio Cage. Leggete cosa abbiamo detto qui.